1978 – Chi studia e chi fa fracasso - Centro Culturale Jacopo Lombardini


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1978 – Chi studia e chi fa fracasso

Lo sviluppo della nostra scuola serale ha puntualmente corrisposto alla trasformata fisionomia della città.

La classe degli adulti

La classe degli adulti si recluta infatti tra quelle numerose persone che pur essendo ben inserite nella vita del lavoro o della famiglia, mancano degli strumenti culturali necessari per affrontare le nuove realtà della vita associata. Si tratta di cinquanta persone (29 donne e 21 uomini), dell’età media di 30 anni: la maggioranza lavora in fabbrica, anche se molte donne sono casalinghe. Il numero di 50 è dovuto al fatto che la nostra assemblea ha deciso di non accettarne di più per motivi di spazio. Perciò anche se siamo riusciti a convincere molti candidati ad iscriversi ai corsi delle “150 ore”, una decina di iscrizioni ha dovuto essere respinta, o rinviata all’anno prossimo.
Tuttavia, per le nostre strutture e per le nostre forze, cinquanta adulti sono tanti: abbiamo perciò deciso, dopo lunghe esitazioni, di suddividerli in due sottoclassi sostanzialmente distinte: in questo modo i più deboli, che l’anno scorso restavano sostanzialmente emarginati, hanno potuto essere maggiormente seguiti e aiutati, sia dagli insegnanti che dai compagni di studio.

Il programma è stato aggiornato, sulla base d’una più che decennale esperienza: oltre alle consuete “materie”, sono stati inseriti stabilmente nel programma dei cicli d’attualità (la salute in fabbrica, la crisi economica, la questione meridionale).
Affidati a degli “esperti” (operai, tecnici, intellettuali) e largamente impostati in vista di un dibattito, questi “cicli” rappresentano uno degli aspetti più positivi del nostro lavoro scolastico. Gli “allievi” del resto dimostrano una certa disponibilità al dibattito: ma è forse un segno dei tempi che questo dibattito si svolga oggi prevalentemente su temi morali o religiosi: non saranno certo i credenti del Lombardini a lamentarsene.

La classe dei giovani

Ma la nostra gioia e la nostra croce è costituita anche quest’anno dalla classe giovani: 25 ragazzi, dell’età media di 15 anni e sei mesi, più maschi che femmine, quasi tutti reclutati nel quartiere attraverso i canali misteriosi delle amicizie, delle piccole bande, delle simpatie (e antipatie) personali. Metà di loro sono operai: l’altra metà, disoccupati. Sono 25 perché l’assemblea ha deciso di non prenderne di più, altrimenti avrebbero potuto essere 35, o 55. Frequentano regolarmente, ma nessuno capisce perché. Infatti, una volta presenti nell’aula (salvo quelli che restano fuori perché nel frattempo hanno litigato con qualcuno) sono disposti a fare qualsiasi cosa, fuorché studiare. Del resto, perché dovrebbero cominciare ora? Non lo hanno mai fatto. In compenso, sono straordinariamente simpatici, vivi, imprevedibili. Non sappiamo se conoscano il disgusto, ma certo non sanno cosa sia la noia. Lo stato d’animo degli insegnanti rasenta talvolta la disperazione; quello dei vicini di casa, l’esasperazione.

Di fronte a questa realtà, forte era per noi la tentazione di rinunciare alla “classe giovani”, e di concentrarci sul lavoro degli adulti, per il quale disponiamo di una esperienza collaudata, di una certa rinomanza nella città, e di buone possibilità operative e strutturali (stanze, libri, strumenti). Se avessimo fatto questa scelta, senza dubbio il numero dei candidati che presentiamo agli esami sarebbe più alto, e il nostro lavoro più facile e tranquillo. L’assemblea ha invece deciso di puntare ancora una volta sui giovani, perché un settore così delicato non può essere abbandonato a cuor leggero: ha però preso alcune drastiche decisioni:

  1. A partire dal 1979, le iscrizioni alla “classe giovani” avverranno solo ad anni alterni: in questo modo, chi si iscrive viene seguito attentamente per due anni filati, in modo che la sua maturazione personale si affianchi alla formazione culturale. Vi sarà dunque d’ora innanzi, ad anni alterni, una “prima giovani” relativamente numerosa con compiti di socializzazione primaria e di formazione; e una “seconda giovani” (l’anno seguente) meno numerosa e finalizzata all’esame.
  2. I programmi sono stati modificati di conseguenza. Ormai la “classe giovani” ha un suo programma proprio, che ha ben poco in comune con la “classe adulti”. Molto spazio vi hanno le “attività libere”: musica, tecniche del disegno, ricerche sulle regioni d’origine (di cui si cercano di “scavare” i caratteri ambientali, le canzoni popolari, anche i ricordi di famiglia). Il programma è ancora in piena elaborazione: certo è impossibile lavorare sulla base di vecchi schemi con questi giovani, più o meno afflitti da “travoltismo”, e del tutto sfiduciati nei confronti delle vecchie generazioni.

Per le due classi, i risultati degli esami sono stati buoni, malgrado qualche conflitto con gli esaminatori (dovuto a un certo appesantimento dell’atteggiamento delle autorità scolastiche nei confronti dei lavoratori studenti). Nel 1978 esattamente 50 candidati sono stati presentati e promossi: nel 1979 si prevede di presentarne una sessantina. Nell’avvenire, queste cifre si abbasseranno un po’, dato che i “giovani” verranno presentati all’esame solo una volta ogni due anni.


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